PassepARTout Unconventional Gallery
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Sergio Giusto

A prima vista le opere di Sergio Giusto denotano una mano decisa ed estremamente esperta che sa
sfruttare una predisposizione innata per la grafica, pure non rinnegando le esperienze acquisite in
altri generi figurativi. Forte della sua particolare abilità, l'autore la mette a frutto per narrare in
chiave satirico-naturalistica dei vizi e delle virtù dell'uomo e della donna, estendendo la sua analisi
anche a tutto il resto della fauna terrestre. E per ottener tutto ciò si serve dell'apparenza a suo modo
reale, al fine di giungere a un ideale per certi versi oscuro, tecnica nel suo caso, più efficace di una
rappresentazione estremamente mimetica. Nella realtà, da una lettura meno superficiale delle sue
creazioni dall'apparente stile fumettistico, caricaturale e allegorico punteggiato da qualche
riferimento esoterico, si scoprono anche significati più' profondi. E questo, pure essendo portati a
pensare ad una rivisitazione della deformazione, dell'orrido e dell'animalizzazione dei personaggi
incentrate sulla stoltezza degli uomini che soggiaciono a le tentazioni demoniache, mettendo a
confronto il bene con il male ed il brutto con il bello, tendenza così bene illustrata dalle opere di
HIERONYMUS BOSCH. Alla fine però si finisce con lo scoprire il simbolismo di fondo radicato
in una concezione romantica della vita e dell'amore inquadrati in un contesto universale
naturalistico, che sembra sfociare nel culto panteistico della natura nel seno alla quale l'uomo non è
più considerato il solo protagonista. Le sue figure quindi non sono più da apprezzare solo da una
punto di vista iconico, ma bensì come illustrazioni fantasiose di un mondo speciale ricco di simboli
e di vitalità, con un occhio particolare per la donna, quasi sempre protagonista delle sue opere.
Quello di Giusto è un modo palese per effettuare una erotizzazione della grafica, uscendo così in
modo molto ardito dalla gabbia vincolante delle convenzioni e di un frequentemente malinteso
perbenismo che assieme impedirebbero la formulazione di metafore astratte.
La sua opera rappresenta il sancretismo fra nostalgie matriarcali e presunte divinità preposte alla
fecondità, dove l'onda lunga di una nordica austerità influenza la commistione fra la fanciulla liliale,
la femme fatal e le eroine mitologiche, in una saga di ebrezze misticheggianti. Si può quindi
affermare che la sua arte impostata su criteri simbolici è avallatada quella frase di Dino Buzzati
nella quale lo stesso sosteneva che il simbolismo è una seducente follia di visioni inconsuete. In
quanto l'artista evidenzia, servendosi di una chiave particolarmente originale luci e ombre dei dei
comportamenti umani, in funzione della sua particolare sensibilità di fronte al mondo esteriore,
esplorando nel contempo anche i più morbosi moti dell'anima popolati dai misteri dell'inconscio.
Tutto ciò per mezzo di un alfabeto quasi occulto in modo da poter esprimere il misterioso,
l'abnorme, l'inconsueto ed il terribile che si incarnano nella natura evocando l'ignoto. Ma fra
rappresentazioni inedite e riflessioni consce ed inconsce, che nascono analizzando le sue opere è
possibile anche constatare che l'autore riesce ad introdurre nelle composizioni ampi spazi di vera
poesia. In modo particolare quando la sua grafica prende ulteriore vita ad opera dei suoi pastelli e
delle seducenti polveri dei pigmenti per cui con pochi tratti e pochi colori, se pure scevri di esaltanti
picchi cromatici, riesce a realizzare momenti di grazia e di dolce lirismo.

 

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