PassepARTout Unconventional Gallery
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Richard Feeling

Richard Feeling rappresenta la nuova “faccia” di un artista che ha un passato ma che con rinnovata veste e con un nome d’arte dal suono “globalizzato”, si affaccia alla ribalta artistica come se fosse al contrario appena nato, proponendo attraverso i suoi Art Social Poster, denominazione ed espressione della sua recente energia creativa, la concretizzazione di un progetto ambizioso che ha la presunzione di porre l’ideatore come precursore di un filone di pensiero che si ripromette di coniugare l’amore per l’arte come ineguagliabile espressione di vita, a quella di una potenziale opportunità di investimento diffuso ed alla portata di tutti.
Dietro all’artista ci sta l’uomo con il suo vissuto fatto di esperienze profonde ed esistenzialmente pregnanti che ne hanno determinato quella moltitudine di emozioni vissute con estrema intensità e risultate poi così essenziali ai fini della forza creativa che ne è scaturita. Reali risultano essere le sue partecipazioni a prestigiose manifestazioni di settore ma che fanno ormai parte di quel passato dal quale, in quanto tale, necessita a lui staccarsi per guardare al contrario al futuro in un’ottica di costante rinnovamento senza età e senza tempo, alla ricerca di quel desiderio di eternarsi del proprio io, che spesso sta dietro all’azione di coloro che generano materia artistica e creativa.
Come nella sua precedente fase artistica, anche attraverso il suo “avatar” di nome Richard Feeling, proiettato di prepotenza nel contesto moderno, il motivo dominante dei soggetti dell’artista pongono al centro delle sue opere prioritariamente la figura femminile dal quale attinge ispirazione in quanto la stessa rappresenta per lui l’essenza della vita e l’equilibrio stesso dell’umanità.
I soggetti attuali risentono fortemente nella loro potenza espressiva, del condizionamento dettato dai tempi, nel quale la donna è costretta ad affrontare per molti aspetti nuove situazioni che tendono a discostarsi per la prima volta dai ruoli prioritari che spettava all’universo femminile da sempre. Mai come ora protagonista, ma mai come ora vittima delle circostanze dettate da un’epoca di rottura e pericolosamente senza riferimenti precisi sulla quale costruire nuovi equilibri. Epoca del libero arbitrio ma nel contempo, di libertà individuale esasperata che crea premesse per lo scontro spesso traumatico con nuove angosce esistenziali.
Nel passato i diversi ritmi di vita, consentivano all’artista di enfatizzare e cogliere le sfumature legate all’aspetto introspettivo degli stati d’animo, inducendo a pause lunghe di riflessione e ponendo l’autore dell’opera d’arte nella condizione di “meditare” l’opera cogliendone le sfumature ispirate dagli stati d’animo trapelanti dal modello di ispirazione. Con tali presupposti lo strumento artistico ”lento” dell’arte tradizionale che mascherava spesso un certosino cerimoniale artigianale nella preparazione degli elementi necessari alla concretizzazione dell’opera, camminava in parallelo con ritmi adeguati alle atmosfere che creavano sensazioni e motivavano le ispirazioni.
I ritmi moderni al contrario, secondo la valutazione dell’artista, richiedono una tecnica veloce, rapida, istintiva, digitale, per cogliere stati d’animo e cambiamenti repentini dettati dalla nevrosi legata indissolubilmente a quest’epoca “dannata” che qualcuno si auspica sia di semplice transizione verso futuri modelli più equilibrati e rispettosi dei contenuti della natura umana, più votati alla ricerca di elevazione spirituale e non solo sacrificati all’ombra dei materialismi imperversanti e di consumismi sfrenati. Questo si ritiene nell’interesse di tutti ed anche di quelli che nei presupposti attuali vi si riconoscono senza valutarne a fondo gli influssi su base universale.

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