PassepARTout Unconventional Gallery
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Patrizia Da Re

“Per Patrizia Da Re dipingere significa andare oltre la mera superficie, oltre la scabra pelle della bidimensionalità. Ogni piccolo segno, ogni scelta di colore coincide con il desiderio di scoprire l’”anima” delle cose, il loro senso, il valore che esprimono dettagli di un passato che rappresentano i profili ed i riferimenti del vissuto riscoperto e rivelato da Patrizia Da Re mediante l’evocazione poetica.

Ogni particolare inserito dall’autrice ha un proprio significato simbolico ma possiede anche un riferimento con gli altri inserti, tasselli di un racconto che va dall’infanzia alla fanciullezza fino alla maturità. I segni si sovrappongono, riempiono un momento importante che appare vivace nel ritmo dinamico dei colori, soprattutto nei raffinati accostamenti che Patrizia realizza con i verdi e i blu così profondi e rasserenanti fino a quando non si accendono con i passionali rossi. C’è sicuramente un moto interno che guida la mano, una specie di fremito che accende le immagini; non dunque pittura di getto dagli esiti informali, ma espressione simbolica di una sintesi spazio tempo in cui le esperienze tornano rapidamente alla luce e trovano un’armonica collocazione nella dimensione pittorica.”

Gabriella Niero

 

 

“Quella di Patrizia Da Re è una pittura intelligente, che rivela un pensiero e si manifesta soprattutto (ma non esclusivamente) nella particolare natura del cromatismo. C’è del livido nei suoi verdi e c’è del sangue dissolto nel languore dei suoi rosa e un inquietante bagliore di fuoco nei suoi rossi.  Ma il colore non basta.

E la pittura di Patrizia Da Re realizza l’obiettivo del rinnovamento delle forme passando attraverso il ripristino di una realtà esterna confusa e arrogante, il riconoscimento della sua corposa esistenza che invade l’uomo conferendogli un corpo e costituisce la radice di tutte le contraddizioni della storia e dell’uomo cercando di cogliere le misteriose ragioni che presiedono , all’interno della sua anima d’artista , alla scelta dei colori , alla disposizione delle masse, all’organizzazione delle forme e anche il gioco degli archetipi si confonde in una girandola di eventi e di emozioni.  Ma c’è un altro aspetto da non trascurare. I titoli. E’ stato il “Nobel” Octavio Paz il primo a far notare a proposito di Duchamp l’importanza che nell’arte del Novecento hanno i titoli delle opere (soprattutto quando si tratta di opere legate alla elaborazione del pensiero). Essi sono parte integrante di esse , e talvolta modello di spiegazione e certo i titoli di Patrizia Da Re fanno effetto, non colpiscono solo l’immaginazione , ma mettono in moto associazioni d’idee, spesso inquietanti.

E allora quei segni vivamente colorati, che si animano e agitano e alla prima vista parevano riferiti ad una realtà biologica , ora si leggono come guizzi di intelligenza, frammenti di pensiero, fosfemi di astrazione concettuale , bagliori montaliani: tutto assume un altro significato.  i suoi quadri hanno l’armonia della profondità.”

Bruno Rosada

 

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